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Alba sul cratere lunare di Maginus

Come mia consuetudine sono attratto dai fenomeni transienti, in divenire.
Tra i vari soggetti che vorrei ritrarre ci sono i mutamenti delle luci ed ombre dovuti alla morfologia della superficie, al sorgere del sole sulla superficie lunare. L'idea in se è molto semplice, ritrarre lo stesso paesaggio con il passare del tempo, purtroppo avendo venduto il C11 ho sempre tenuto la cosa nel cassetto ma ieri dopo anni ho voluto comunque testare un eventuale risultato con il mio attuale rifratore acromatico 150.
Il meteo ci ha messo del suo, mettendomi nella condizione di riprendere attraverso la nebbia, un suicidio ma ormai mi ero messo la cosa in testa. 

Non ho potuto usare filtri che mi tagliassero la turbolenza avendo veramente poca luce, un semplice ircut era già oltre le mie possibilità costringendomi a tempi di posa di 80ms ad una focale di circa 2.5 metri, stando in ogni caso sottoesposto.
Esplorando il terminatore ho scelto quello che presentava ombre importanti, e cosi mi son ritrovato a seguire il gioco di luci su Maginus, dove ho potuto constatare l'accorciarsi dell'ombra dei monti centrali, il sorgere delle prime luci su Maginus C, Pictet A e D.


Come sempre il lavoro di post produzione per equilibrare e normalizzare dettagli e livelli è stata la parte più importante, per fortuna le riprese erano poche. 
Mi riprometto di riprovare con condizioni e strumentazione idonea in modo da avere una risoluzione migliore,
nel frattempo vi propongo questo primo test di sole due ore contro le otto preventivate; anche la Luna normalmente immutabile può mostrarci qualche cambiamento all'oculare, basta aspettare.
Mi scuso in anticipo con i puristi della alta risoluzione, con soli 15cm non puntavo a risolvere super dettagli ma ad esplicitare in video una cosa in se banale, come feci con le nubi di giove

Evoluzione atmosfera gioviana con telescopi amatoriali

A questo progetto ho dedicato parecchie ore del 2013 ma poi per carenza di tempo lo avevo lasciato nel cassetto nella speranza di poterlo poco per volta completare, solo in questi giorni son riuscito a metterci mano ed ho deciso di pubblicare almeno la prima parte, in vista di finire di lavorare sui restanti 12 mesi di dati in futuro.

Quante volte osservando Giove avrete notato una composizione diversa nelle formazioni atmosferiche, mentre la rivoluzione dei satelliti galileiani è il fenomeno più evidente, di cui se ne può ritrarre l'evoluzione in poche ore di osservazione, fotografando ad esempio il transito di un ombra sul disco del pianeta, ben più difficile è studiare o anche solo osservare chiaramente il passaggio e mutazione di un ovale o festone sulla superficie gassosa di Giove.

Il fatto stesso che stiamo parlando di un gigante gassoso che ruota su se stesso in sole 10 ore, ci fa intuire quali possano essere le forze che si scatenano, venti potentissimi, energie immani accumulate per il solo sfregamento delle particelle, porzioni di atmosfera che si muovono a velocità differente per il solo fatto di trovarsi a latitudini diverse.
Queste forze si manifestano a noi anche alla nostra distanza, in quelle variopinte formazioni in continuo mutamento; purtroppo però palesare questi fenomeni ci è reso più difficile proprio dal non avere un reale punto di riferimento terrestre e dalla rotazione del pianeta.

I fenomeni transieti come questo mi han sempre affascinato, ed ho cosi deciso di raccogliere sufficienti dati da poter evidenziare l'evoluzione atmosferisca nell'arco di un anno, per renderlo meglio percepibile ho scelto come riferimento la grande macchia rossa ed ho deciso arbitrariamente di tenerla al meridiano centrale per valutare quindi come il resto della atmosfera si muovesse rispetto a lei. Scelta arbitraria perchè avrei potuto scegliere anche uno dei tanti ovali che popolano Giove, dalla vita abbastanza lunga da coprire l'arco di tempo interessato.

Confrontando foto anche di pochi giorni distanti tra loro si vedono già cambiamenti, ma una foto non è sufficiente, bisogna ricostruire la mappatura del pianeta intorno alla macchia rossa usando almeno 4 immagini riprese tutte nell'arco di due giorni, immagini realizzate tramite strumenti alla portata dei comuni mortali (a differenza della Cassini ), vale a dire C11, C14 et simili.

Raccogliere i dati per coprire quasi un anno si è rivelato particolarmente ostico, sebbene mi fossi posto un livello di qualità medio alto anche allargando la ricerca a tutto il mondo ho avuto difficoltà a raggiungere il numero minimo di immagini per ricostruire le mappe ad una cadenza abbastanza uniforme.
La mole di lavoro è stata notevole, ma penso che il breve video che ne ha avuto origine, sia più chiaro di mille parole; i micro cambiamenti che passavano quasi inosservati qui sono percepibili e senza distrazioni indotte dalla rotazione.
Eccovi svelato cosa succede nel mentre, quando siamo staccati dal telescopio perchè è nuvolo o siamo stanchi, o perchè in quel momento stiamo guardando il lato opposto del pianeta.

Una composizione simile venne fatta con i dati della Cassini in avvicinamento a Giove, nel suo viaggio verso Saturno, e prima di allora dalla sonda Voyager;
pensare che oggi lo si possa realizzare, a risoluzioni inferiori certamente, ma con strumenti alla portata di tutti, con un po' di impegno, dal cortile della propria casa
dovrebbe accendere la curiosità in ogni astrofilo su cosa potremo fare in futuro, come potremmo partecipare anche a studi professionali e non solo didattici.

Elenco per correttezza i proprietari dei pixel sparsi nei diversi mosaici in rigoroso ordine alfabetico:

A.Bianconi - A.Coffelt - C.Go - C.Pellier - D.Parker - D.Peach - E.Morales - E.Pottillius - F.Volpe - F.Willems - G.Jolly - G.Tarsoudis - G.Walker - H.Einaga - J.Poupeau - L.Aerts - M.Kardasis - P.Edwars - R.Iwamasa - T.Hansen - T.Horiuchi - T.Yoshida - W.Jaeschke - ZuoZhao


Giove con Celestron 11 XLT

Dopo dieci giorni di clausura per influenza sono riuscito ad organizzare una serata astrofila con un amico che doveva testare una sua webcam planetaria. Dopo aver montato il C11 e preparato l'attrezzatura, in attesa che facesse buio abbiamo osservato anche la base spaziale ISS transitare di fronte a noi bassa all'orizzonte.
Il seeing di inizio serata era buono e ci ha permesso di collimare l'ottica che dopo il trasporto era fortemente fuori asse. Purtroppo quel modello soffre molto il trasporto e lo spostamento veloce da un angolo all'altro del cielo, infatti abbiamo ripetuto la collimzione diverse volte nella serata.

Come detto all'apertura delle danze Giove si è dimostrato ricco di dettagli in visuale ed abbiamo proceduto alla cattura di alcuni filmati con le due camere a colori di Alessandro ma visto che il seeing sembrava onesto l'ho convinto ad usare anche la mia chameleon mono con la ruota portafiltri. Devo ammettere che la sua montatura più robusta ha messo in luce la fragilità della eq6 con c11 nella fase di cambio filtro sulla ruota manuale: sulla mia montatura giove si spostava considerevolmente mentre sulla sua a forcella era quasi immobile e vibrava solo leggermente mentre toccavo il treno ottico; in passato ho posseduto per alcuni anni questo modello ed in visuale mi ha sempre dato soddisfazioni.



Durante le riprese il seeing è gradualmente peggiorato e dopo la pausa per cena la differenza era notevole, forse causato dal passaggio a temperatura sotto lo zero, il risultato è che i canali del verde e blu già scarsi all'inizio  erano ora privi di qualsiasi dettaglio. Lo si nota chiaramente dalla immagine ricavata a fine serata, dove però si notano variazioni di albedo sui satelliti.


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