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Evoluzione atmosfera gioviana con telescopi amatoriali

A questo progetto ho dedicato parecchie ore del 2013 ma poi per carenza di tempo lo avevo lasciato nel cassetto nella speranza di poterlo poco per volta completare, solo in questi giorni son riuscito a metterci mano ed ho deciso di pubblicare almeno la prima parte, in vista di finire di lavorare sui restanti 12 mesi di dati in futuro.

Quante volte osservando Giove avrete notato una composizione diversa nelle formazioni atmosferiche, mentre la rivoluzione dei satelliti galileiani è il fenomeno più evidente, di cui se ne può ritrarre l'evoluzione in poche ore di osservazione, fotografando ad esempio il transito di un ombra sul disco del pianeta, ben più difficile è studiare o anche solo osservare chiaramente il passaggio e mutazione di un ovale o festone sulla superficie gassosa di Giove.

Il fatto stesso che stiamo parlando di un gigante gassoso che ruota su se stesso in sole 10 ore, ci fa intuire quali possano essere le forze che si scatenano, venti potentissimi, energie immani accumulate per il solo sfregamento delle particelle, porzioni di atmosfera che si muovono a velocità differente per il solo fatto di trovarsi a latitudini diverse.
Queste forze si manifestano a noi anche alla nostra distanza, in quelle variopinte formazioni in continuo mutamento; purtroppo però palesare questi fenomeni ci è reso più difficile proprio dal non avere un reale punto di riferimento terrestre e dalla rotazione del pianeta.

I fenomeni transieti come questo mi han sempre affascinato, ed ho cosi deciso di raccogliere sufficienti dati da poter evidenziare l'evoluzione atmosferisca nell'arco di un anno, per renderlo meglio percepibile ho scelto come riferimento la grande macchia rossa ed ho deciso arbitrariamente di tenerla al meridiano centrale per valutare quindi come il resto della atmosfera si muovesse rispetto a lei. Scelta arbitraria perchè avrei potuto scegliere anche uno dei tanti ovali che popolano Giove, dalla vita abbastanza lunga da coprire l'arco di tempo interessato.

Confrontando foto anche di pochi giorni distanti tra loro si vedono già cambiamenti, ma una foto non è sufficiente, bisogna ricostruire la mappatura del pianeta intorno alla macchia rossa usando almeno 4 immagini riprese tutte nell'arco di due giorni, immagini realizzate tramite strumenti alla portata dei comuni mortali (a differenza della Cassini ), vale a dire C11, C14 et simili.

Raccogliere i dati per coprire quasi un anno si è rivelato particolarmente ostico, sebbene mi fossi posto un livello di qualità medio alto anche allargando la ricerca a tutto il mondo ho avuto difficoltà a raggiungere il numero minimo di immagini per ricostruire le mappe ad una cadenza abbastanza uniforme.
La mole di lavoro è stata notevole, ma penso che il breve video che ne ha avuto origine, sia più chiaro di mille parole; i micro cambiamenti che passavano quasi inosservati qui sono percepibili e senza distrazioni indotte dalla rotazione.
Eccovi svelato cosa succede nel mentre, quando siamo staccati dal telescopio perchè è nuvolo o siamo stanchi, o perchè in quel momento stiamo guardando il lato opposto del pianeta.

Una composizione simile venne fatta con i dati della Cassini in avvicinamento a Giove, nel suo viaggio verso Saturno, e prima di allora dalla sonda Voyager;
pensare che oggi lo si possa realizzare, a risoluzioni inferiori certamente, ma con strumenti alla portata di tutti, con un po' di impegno, dal cortile della propria casa
dovrebbe accendere la curiosità in ogni astrofilo su cosa potremo fare in futuro, come potremmo partecipare anche a studi professionali e non solo didattici.

Elenco per correttezza i proprietari dei pixel sparsi nei diversi mosaici in rigoroso ordine alfabetico:

A.Bianconi - A.Coffelt - C.Go - C.Pellier - D.Parker - D.Peach - E.Morales - E.Pottillius - F.Volpe - F.Willems - G.Jolly - G.Tarsoudis - G.Walker - H.Einaga - J.Poupeau - L.Aerts - M.Kardasis - P.Edwars - R.Iwamasa - T.Hansen - T.Horiuchi - T.Yoshida - W.Jaeschke - ZuoZhao